sabato 14 novembre 2009

La Nasa trova l'acqua sulla Luna

WASHINGTON (Reuters) - Gli scienziati che hanno lanciato due navicelle spaziali in un cratere sulla Luna hanno confermato oggi di aver trovato dell'acqua sulla nuvola di detriti che loro stessi hanno provocato, esattamente come avevano sperato.

La parte della luna colpita dalla sonda Lcross lo scorso mese, infatti, ha mostrato delle tracce d'acqua. Gli scienziati, al momento, sono impegnati in ulteriori verifiche.

"Stiamo svelando i misteri del vicino di casa a noi più prossimo e, di conseguenza, anche del sistema solare", ha detto Michael Wargo, capo degli scienziati della Nasa che si occupano della Luna.

Già in passato erano state rinvenute delle tracce d'acqua ma gli scienziati della Nasa speravano di trovarne, in quantità consistenti, sul lato più nascosto della superficie lunare, quello dei crateri e, nella fattispecie, nel cratere Cabeus.

Se quest'acqua dovesse effettivamente risalire a milioni di anni fa, potrebbe contenere informazioni importanti sulla formazione del sistema solare. E se fosse presente anche in quantità notevoli, potrebbe essere utilizzata come sostegno per gli astronauti o trasformata in carburante per le missioni spaziali.

I ricercatori hanno utilizzato uno spettrografo per analizzare la luce proveniente dalla nuvola di detriti. Questi strumenti sono in grado di scoprire quali elementi si celino in qualsiasi materiale a seconda degli effetti sulla lunghezza d'onda della luce.

"Siamo letteralmente in estasi", ha detto Anthony Colaprete, dell'Ames Research Center della Nasa a Moffett Field, in California.

"La concentrazione e la distribuzione dell'acqua e di altre sostanze richiederà delle analisi ulteriori, ma è certo che il cratere Cabeus contenga dell'acqua".

Il cratere contiene quindi anche altri materiali.

"Nel cratere Cabeus ci sono segni di altre sostanze interessanti, oltre all'acqua. Le regioni della Luna che sono permanentemente all'ombra sono delle autentiche trappole ghiacciate, in grado di preservare i materiali per milioni di anni", ha concluso Colaprete.


martedì 27 ottobre 2009

Ubuntu 9.10 è già candidata al rilascio


Quasi in contemporanea con il debutto di Windows 7, Canonical ha presentato la release candidate della sua distribuzione. Una versione che anticipa quella finale di una sola settimana. Ecco le principali novità.

Roma - Nelle stesse ore in cui Microsoft lanciava ufficialmente Windows 7, Canonical ha annunciato la release candidate di Ubuntu 9.10 (Karmic Koala), nuova major release di una distribuzione Linux che, più d'ogni altra, ha saputo conquistare il cuore degli utenti desktop e guadagnarsi la fama di migliore alternativa open source alle versioni client di Windows.

Ubuntu 9.10Non va però dimenticato che Ubuntu non esiste solo nella versione desktop, ma anche nell'ormai matura versione server e nella giovanissima edizione Netbook Remix, che come suggerisce il nome si rivolge al fertile mercato dei mini notebook. A quest'ultima spetta l'arduo compito di contrastare l'arrivo sui netbook di Windows 7, un segmento dove il precedente Vista non è riuscito a far breccia, lasciando molti varchi aperti ai sistemi operativi Linux-based: sistemi operativi per altro decisamente più evoluti dell'ormai attempato Windows XP Home alla base di quasi tutti gli odierni netbook Redmond-based.

Ubuntu 9.10 RC viene definita dai suoi sviluppatori sufficientemente completa e stabile da poter essere provata da qualsiasi utente, ma a chi desidera utilizzarla come sistema operativo principale, specie se in ambienti di produzione, viene raccomandato di attendere l'ormai vicinissimo rilascio della versione finale, fissato per il 29 ottobre.

http://punto-informatico.it/2734257/PI/News/ubuntu-910-gia-candidata-al-rilascio.aspx

martedì 2 giugno 2009

E' Lluc, il nostro antenato più antico: ha 12 milioni di anni

E' nato nel Mediterraneo, e non in Africa, il più antico degli antenati dell'uomo: è Lluc, l'ominide vissuto 11,9 milioni di anni fa e scoperto in Spagna. Il suo "ritratto", dall'aspetto moderno rispetto a quello delle altre scimmie antropomorfe, è pubblicato questa settimana sulla rivista dell'Accademia delle scienze degli Stati Uniti, Pnas. A studiare questo nuovo antenato dell'uomo, il cui nome scientifico è Anoiapithecus brevirostris, è il gruppo spagnolo dell' Istituto catalano di Paleontologia, in collaborazione con il gruppo italiano del dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Firenze.

«Il ritrovamento fornisce elementi nuovi nella comprensione della storia delle origini della nostra famiglia, Hominidae, che oltre all'uomo include orango, scimpanzè e gorilla» sostiene osserva Lorenzo Rook, del dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Firenze, che ha partecipato alla ricerca coordinata dallo spagnolo Salvador Moyà-Solà.

Lluc è stato scoperto in Catalogna, nella località l'Anoia (che ha ispirato il suo nome scientifico), presso Hostalets de Pierola. E' vissuto nel Miocene medio, ma i suoi resti, pochi ma ben conservati, rivelano un aspetto moderno, con un prognatismo molto ridotto. Sono arrivati fino a noi parte della faccia e della mandibola, ma per gli studiosi sono sufficienti a dimostrare che le scimmie kenyapithecine sono da considerare il "sister taxon" degli ominidi attuali, vale a dire «il gruppo arcaico più vicino agli ominidi - spiega Rook - quello in cui gli antenati dell'uomo affondano le radici». La scoperta, dice lo studioso, indica inoltre che «la regione mediterranea è stata l'area di origine della nostra famiglia».

Dalla ricostruzione fatta sulla base dei resti, risulta che Lluc era un maschio. Il restauro e la preparazione dei resti, raccontano gli studiosi, «sono stati molto lunghi ed estremamente delicati a causa della fragilità del reperto, ma una volta che il fossile è stato pienamente disponibile per lo studio analitico, la sorpresa è stata enorme. Ha un aspetto mai visto in nessun primate fossile miocenico, e il suo aspetto è confrontabile tra gli ominidi solamente con il prognatismo del nostro genere, Homo». Tuttavia, aggiungono, la morfologia della faccia non indica che Anoiapithecus abbia relazioni di parentela diretta con Homo, ma potrebbe essere il risultato di una convergenza morfologica.
articolo e immagine tratti da: www.ilmessaggero.it

martedì 28 aprile 2009

Terremoto: Il satellite aveva previsto il sisma

di Alessandro Farruggia

Le rivelazioni dei fisici russi Pulinets e Ouzounova: calore e gas sono le spie. Segnali chiarissimi dall''occhio" in cielo, ma l'Italia non ha questo tipo di ricerca.

Che i fenomeni elettromagnetici associati all’attività sismica possano garantire una promettente linea di ricerca, tale forse da portare ad una previsione dei terremoti, è da tempo convinzione di un piccolo ma agguerrito gruppo di ricercatori. Tra loro i russi Pulinets — che ha avviato le ricerche nel 1994 e pubblicato i primi modelli nel 1998-2000— e Ouzounov, autori recentemente di studi pubblicati su "Physics and chemistry of the earth" (2006), su "Annals of Geophisics" (2007) e relazioni come quella presentata nel dicembre 2008 alla conferenza della American Geophisical Union. Sulle stesse linee di ricerca ci sono fisici americani, cinesi, indiani. E italiani. Ad esempio il gruppo di Valerio Tramutoli, dell’Università della Basilicata e dell’Imaa/Cnr, che nell’aprile 2008 ha pubblicato sul prestigioso "Annals of Geophisics" uno studio sulla rilevazione satellitare dei precursori termici in occasione del terremoto in Umbria-Marche del 1997. Trovando anche in questo caso correlazioni positive.

IL CAMPANELLO d’allarme era suonato eccome. Se fosse stata creata una rete di osservazione dei precursori sismici basata sulle tecniche di rilevazione satellitare sarebbe stato possibile "leggere", anche in occasione del terremoto d’Abruzzo, dei chiari segnali precursori su scala regionale. Segnali ben più chiari del semplice radon rilevato da Giuliani e che avrebbero potuto utilmente allertare la Protezione civile.

Ma la rete non c’era e il segnale è andato tragicamente perso. A rivelarlo, dati alla mano, è il gruppo di fisici russi che ruota attorno a Sergey Pulinets (vicedirettore del centro di monitoraggio spaziale di Mosca, dopo essere stato all’Istituto di geofisica dell’università di Città del Messico e prima ancora all’Istituto per il magnetismo terrestre e la ionosfera Izmiran di Mosca) e a Dimitar Ouzounov (Nasa/Gsfc e Chapman university) che ieri ha presentato i dati in una comunicazione scientifica al congresso annuale della European Geosciences Union, in corso a Vienna.

"DA ANNI — sottolinea Dimitar Ouzounov — osserviamo preventivamente alcune zone ad altissima sismicità come il Messico, la California, Taiwan, il Giappone e la penisola della Kamchatka (Siberia) per raffinare la nostra teoria sui precursori dei terremoti e inviamo molto riservatamente ad una rete di colleghi scienziati degli ‘alert’ preventivi. Tra queste zone sotto osservazione non c’è l’Italia, ma dopo il terremoto in Abruzzo del 6 aprile, anche alla luce dell’allarme lanciato da Giuliani, abbiamo però voluto analizzare in retrospettiva i dati del sensore del satellite americano Noaa-Avrr che misura la radiazione infrarossa".

"ABBIAMO studiato i dati dal primo marzo al 15 aprile — prosegue Ouzounov — e abbiamo effettivamente riscontrato un picco di radiazione infrarossa nella notte tra il 31 marzo e il primo aprile, che poi è crollato a partire dal 3 aprile. E’ un picco coerente con gli altri previsti dalla nostra teoria che abbiamo storicamente riscontrato da cinque a un giorno prima di altri forti terremoti e che interessa un’area di circa 300 chilometri di raggio tra Abruzzo e Lazio. E l’area nella quale si è poi verificato il terremoto è proprio al suo interno". Il grafico, che pubblichiamo, parla da solo.

"La radiazione termica (calore, ndr) — spiega il professor Sergey Pulinets — è causata durante la condensazione del vapore acqueo sugli ioni prodotti dalle emissioni di gas radon emesso dal sottosuolo in condizioni di stress sismico. Il riscaldamento raggiunge di media i 5 gradi Celsius ed è chiaramente osservabile dal satellite. Per evitare falsi allarmi, per esempio a causa di condizioni meteo particolari, noi integriamo i dati sul riscaldamento con tutta una serie di altri parametri, come il contenuto di elettroni nella ionosfera e la concentrazione di radon a terra. E i risultati sono molto buoni. Nel periodo marzo-giugno 2007, su 25 alert rilasciati, 21 erano esatti e 4 falsi allarmi". Eppure i fisici russi sono cauti e non parlano ancora di previsione.

"PER POTER avere una tecnica pienamente affidabile — osserva Ouzounov — dovremmo affinare ulteriormente il processo per almeno un paio d’anni. E farlo lavorando assieme ai colleghi italiani. Ce ne sono di molto qualificati". Già, ma i soldi? "Non serve molto — ribatte Pulinets — per partire basta un laboratorio con 5 ricercatori, una linea dati ad alta velocità, un collegameto ai sensori già esistenti e dei team da inviare sul territorio". Su 8 miliardi di euro già stanziati per l’emergenza Abruzzo, qualche spicciolo per avviare anche in Italia una linea di ricerca innovativa e promettente parrebbe cosa saggia. Ma chissà.

Tratto da: quotidianonet.ilsole24ore.com

venerdì 27 marzo 2009

''Internet deve restare libera e per tutti''. Appello dell'Europarlamento agli Stati contro la censura

Bruxelles - (Adnkronos/Aki) - Il Parlamento europeo lancia un forte appello agli Stati membri dell'Unione europea affinche' lottino contro i crimini commessi attraverso la rete ma senza compromettere la libertà di espressione e la privacy. In una risoluzione approvata con 481 voti a favore, 25 contrari e 21 astenuti, l'Assemblea Ue chiede ai Ventisette di garantire che la libertà di espressione "non sia soggetta a restrizioni arbitrarie da parte della sfera pubblica e/o privata" e di evitare "misure legislative o amministrative che possono avere un effetto dissuasivo su ogni aspetto della liberta' di espressione".

Nella relazione, presentata dal deputato greco del Partito socialista europeo (Pse) Stavros Lambrinidis, Strasburgo chiede anche agli Stati membri di condannare la censura imposta dai governi al contenuto che può essere ricercato sui siti Internet, "soprattutto quando tali restrizioni possono avere un effetto dissuasivo sul discorso politico". L'Ue dovrebbe inoltre garantire che l'espressione di convinzioni politiche controverse su Internet "non sia perseguita penalmente". Inoltre, le capitali Ue dovrebbero garantire che nessuna legge o prassi possa limitare o criminalizzare "il diritto dei giornalisti e dei media di raccogliere e distribuire informazioni a scopo di cronaca".

A fronte di queste considerazioni, l'Europarlamento chiede al Consiglio dell'Ue di fare in modo che gli Stati membri che intercettano e controllano il traffico di dati, lo facciano "nel rigoroso rispetto delle condizioni e delle garanzie previste dalla legge". Ma non è tutto. Gli europarlamentari chiedono anche un'azione più efficace contro la 'cybercriminalità', con particolare attenzione alla lotta contro il furto d'identità e la tutela dei bambini.

La truffa e l'usurpazione d'identità sono un problema che autorità, cittadini e imprese iniziano a riconoscere, sottolinea ancora il Parlamento. In questo contesto, il Consiglio dell'Ue dovrebbe considerare che 'l'identità digitale' "merita di essere adeguatamente ed efficacemente protetta da intrusioni di operatori pubblici e privati".

Insomma, per l'Assemblea Ue è necessario esaminare e sviluppare una strategia globale di lotta contro la 'cybercriminalità', compresi i modi di affrontare la questione del "furto d'identità" e frode a livello europeo, in collaborazione con i fornitori di Internet, le organizzazioni degli utenti e le autorità di polizia competenti per settore. Approvando un emendamento proposto dalla parlamentare italiana del Pdl-An Roberta Angelilli, l'Aula chiede infine un aggiornamento della legislazione a tutela dei minori che utilizzano Internet, in particolare introducendo il reato di 'grooming', adescamento online dei minori a scopo sessuale.

martedì 17 febbraio 2009

Diavolo o mistico, Geronimo fa discutere a 100 anni dalla morte

Demonio per alcuni e mistico per altri, il leader degli Apache Geronimo che ha difeso la cultura dei pellerossa combattendo contro americani e messicani, continua a far discutere a 100 anni dalla sua morte, il 17 febbraio 1909 in Oklahoma. Oggi la tribù di San Carlos Apache dell'Arizona renderà omaggio all'antico capo guerriero, con l'obiettivo di riscattare la sua eredità spirituale e cancellare l'immagine negativa di Geronimo che ancora circola nella cultura popolare degli Stati Uniti.

Apache Chiricahua, Geronimo come lo chiamavano i messicani o 'Gojlaye', che nella lingua dei chiricahua significa "colui che sbadiglia", era nato il 16 giugno 1829 nella tribu Bedonkohe, vicino al fiume Gila, in Arizona. James Riding, docente di Studi indiani dell'università locale, sottolinea che da molti bianchi Geronimo venne considerato un terrorista, ma per la sua gente è stato un combattente della libertà.

"Divenne leggendario per la sua battaglia contro il colonialismo - dice il professore - la sua lotta alla testa di un piccolo gruppo per difendere la cultura Apache rappresenta un lascito di resistenza e tenacia". Anche per Marlon Sherman, specializzato in Studi sui nativi nordamericani dell'università du Humboldt, Geronimo è stato un leader spirituale, uno sciamano con una grande esperienza nel campo della medicina tradizionale.

Scese in campo, con le armi in pugno, dopo che 400 messicani guidati da Josè Maria Carrasco trucidarono sua moglie Alope, i loro tre figli e sua madre, nell'estate del 1858. Nella sua autobiografia, Geronimo racconta che, per vendicare i suoi, chiese aiuto al capo Cochise della tribu Chokonen: "Siamo uomini come i messicani e faremo loro ciò che hanno fatto a noi - scrive - Combatterò in prima fila; vi chiedo solo di seguirmi per vendicare il male che ci hanno fatto i messicani. La mia gente è stata assassinata e io sono pronto a morire, se necessario".

Nasce da qui l'immagine a tinte fosche di Geronimo, considerato da molti "un selvaggio sanguinario, crudele e inumano", sottolinea Sherman. Lo studioso osserva poi di non sapere se siano "vere tutte le atrocità imputate a Geronimo, ma in ogni caso non si è voluto fare luce sulle barbarie commesse dai soldati americani e messicani contro gli Apache".

A dare una mano è stata anche l'industria cinematografica, con i tanti film sui pellerossa malvagi e nemici. Anche in 'Ballando con i lupi', il film con Kevin Costner che tenta di riscattarne l'immagine, osserva Sherman, il protagonista è comunque "un uomo bianco che è un pellerossa migliore degli stessi pellerossa".

Secondo Sherman, a differenza di quanto Hollywood ha mostrato in tante pellicole, Geronimo è stato un capo tenace e accorto, intelligente e valoroso, rispettoso e generoso. "Si è sempre considetato un esperto della medicina e della guerra, ma non un capo assoluto - dice il professore - Era un uomo molto umile nei confronti dei compagni di battaglia".

Quanto alla sua conversione dell'ultima ora al cristianesimo, secondo il professor Sherman si è trattato di "convenienza, per mantenere la pace con la sua gente. In privato -assicura l'esperto - ha continuato a professare la sua religione". E Riding è d'accordo con Sherman: "Era Apache nel profondo del cuore". Nonostante Geronimo avesse abbracciato la fede cristiana, non gli venne permesso di tornare alla sua terra natale e il capo Apache morì di polmonite in prigionia, a Fort Sill, in Oklahoma.

"La seconda battaglia di Geronimo è iniziata dopo morto", rievoca infine Riding. Nel 1918 le sue spoglie vennero rubate dalla tomba. Sembra ad opera di una società segreta dell'università di Yale, la 'Skull and Bones' (teschio e ossa) alla quale apparteneva anche Prescott Bush, nonno di George W. Alcune ossa del leader Apache sarebbero state usate nei rituali della società segreta.

Successivamente, in una lettera, l'università di Yale ha rivelato che i resti di Geronimo erano custoditi in un edificio dell'ateneo. Gli Apache hanno chiesto di riaverli indietro, affinché al loro antico capo venga restituita dignità e Geronimo, secondo le loro credenze, possa finalmente riposare in pace.

Fonte:Adnkronos

martedì 10 febbraio 2009

Computer, nuovo virus informatico di San Valentino

I ricercatori dell'Internet security business avvertono: "Le 'valentine' diffondono un virus che, dopo aver infettatto il PC, lo utilizzano per inviare i dati ad altri web server coinvolti nella truffa".

A San Valentino i virus informatici arrivano con i bilglietti d’auguri. L’allarme arriva dai ricercatori della Internet security business di CA, specilizzati in sicurezza informatica. "In occasione della festa di San Valentino verrà diffuso, tramite l’invio di biglietti elettronici, un nuovo virus di tipo Trojan Horse, definito con il nome ‘Win32/Waledac’ - avvertono gli esperti - Dopo aver infettato il PC, questo virus può utilizzare il computer come fosse uno spambot e raccogliere informazioni sul sistema host per inviare i dati ad altri web server coinvolti nella truffa".

La scorsa settimana i ricercatori CA hanno notato che alcuni siti truffa, specializzati nell’invio di biglietti augurali elettronici, hanno aggiornato i loro contenuti con un tema ispirato a San Valentino: "Ciò significa che si stanno preparando a sferrare degli attacchi ispirati alla famosa festa dei fidanzati», dicono i ricercatori. Attualmente i siti legati al virus ‘Win32/Waledac’ distribuiscono file eseguibili contenenti Trojan con nomi come love.exe, onlyyou.exe e you.exe, ma si prevede che nuovi nomi possano aggiungersi nei prossimi giorni. Ovviamente, ha dichiarato Rossano Ferraris, Research engineer di CA, «questa minaccia può riguardare qualsiasi festività che preveda lo scambio di biglietti augurali, ma spesso capita che ci siano delle sorprese al momento dell’invio".

Il consiglio di Ferraris è quello di "azzerare i rischi tenendo gli occhi ben aperti e mantenendo sempre aggiornato il proprio software di protezione. Venendo avvisati per tempo (cioè prima di trovare la mail incriminata nella casella della posta in entrata o di ricevere l’allarme dal reparto IT nel caso si tratti di un dipendente aziendale), gli utenti potranno evitare di aprire la posta elettronica e di fare clic sui link che lanciano il malware", rassicura l’esperto.

Secondo i ricercatori CA, per garantire la sicurezza on line è necessario agire con prudenza prima di scaricare e aprire file eseguibili sconosciuti. Inoltre è opportuno aggiornare il software anti-virus con le definizioni più recenti, installare sempre gli aggiornamenti dell’internet browser e impostare gli aggiornamenti automatici qualora si utilizzi il sistema operativo Microsoft Windows.

fonte: Agi